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Lavori al tombolo: storia di un’arte antica e della maestra merlettaia Ombretta Audisio

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A Busca, in provincia di Cuneo, il tombolo è un’arte viva, che tesse una sua trama, noncurante della moda e del frenetico passar del tempo. Questa tradizione tessile richiede una grande abilità manuale, pazienza certosina e cura minuziosa del particolare. Instancabile custode della lavorazione al tombolo è Ombretta Audisio. Torinese di nascita ma buschese d’adozione, da oltre trent’anni svolge senza sosta un’infinità di lavori al tombolo con dedizione e tenacia. 

I lavori al tombolo di Ombretta Audisio: da hobby a compagni di vita 

Fin da bambina, Ombretta nutre una profonda passione per merletti e pizzi, trasmessa dai nonni, anche grazie a piccoli aneddoti e oggetti che l’accompagnano verso l’età adulta. Alcuni esempi sono la cuffietta che Ombretta, aspirante pattinatrice artistica, indossa da bambina, in abbinamento alla borsetta. Due mini capolavori sartoriali, impreziositi da merletti e tuttora conservati gelosamente da Ombretta, insieme a un abito da sacerdote in miniatura. Opera di una suora, quest’ultimo è stato realizzato su misura per il nonno di Ombretta, che da piccolo voleva farsi prete.

Inoltre, l’interesse per l’arte, dal disegno alla pittura, e per i più disparati lavori di cucito sono un bagaglio culturale che Ombretta eredita dalla madre. Quest’ultima era illustratrice presso uno studio torinese concessionario della Disney, in cui hanno visto la luce alcuni personaggi di Biancaneve. Infatti, come ti ho raccontato nell’articolo dedicato a Maria Adriana Prolo, nella prima metà del Novecento, Torino è stata la capitale del Cinema italiano e internazionale.

ritratto di Ombretta Audisio bambina
Il ritratto di Ombretta Audisio bambina, realizzato da sua mamma

Così Ombretta si appassiona al ricamo, ma per tanti anni il tombolo rimane solo un sogno nel cassetto. Seppur creativo e molto amato da Ombretta, il lavoro da vetrinista per una delle catene di abbigliamento italiane più rinomate degli anni Sessanta e Settanta, l’assorbe completamente. Tutto ciò avviene fino a quando, una volta sposata, decide di licenziarsi per dedicarsi ai due figli.

In questo periodo impara l’arte del tombolo e non la mette più da parte. Prima frequenta un corso che però si rivela ben presto inutile. A quel punto si documenta per conto suo, guardando video e scovando le merlettaie di Cantù, delle vallate cuneesi e francesi, per confrontarsi con loro e imparare i segreti di questa arte antica.

Come si lavora al tombolo

Il tombolo prevede diverse fasi di lavorazione, che possono essere realizzate da tre persone diverse:

  1. disegnatrice -> delinea la traccia su un cartoncino
  2. spuntatrice -> esegue dei fori sul cartoncino e lo spunta lungo le linee del tracciato, fissandolo al tombolo con degli spilli 
  3. merlettaia -> crea il pizzo vero e proprio

Come le sue colleghe canturine, Ombretta si occupa di ogni step: dal disegno al merletto, intrecciando fili di 3 misure diverse di filati di lino proveniente dall’Irlanda e di cotone di Cantù. Il tutto su dei fuselli al di sopra di una base di appoggio. Questa consiste in un cuscino cilindrico, imbottito di crine, cioè il tombolo, che viene appoggiato su un cavalletto e inclinato grazie a un’asticella di legno. 

Prosegui nella lettura per scoprire la storia dei merletti di Cantù e della Val Varaita. Vediamo insieme come queste creazioni presero forma fino ad arrivare ai giorni nostri, affrontando tante peripezie per sottrarsi all’oblio.

Lavori al tombolo a Cantù

Il pizzo di Cantù è uno dei più celebri, apprezzati e imitati in tutto il mondo. Le sue origini risalgono alla fine del Quattrocento, quando le suore dell’Ordine delle Umiliate, affiliate alle Benedettine di Cluny, creavano lavori al tombolo per gli altari e le vesti sacre che i sacerdoti indossavano in occasione delle cerimonie più importanti, come festività, matrimoni e funerali. 

La loro bellezza ed eleganza attirò ben presto l’attenzione delle nobildonne che iniziarono a commissionare alle suore pizzi per i loro vestiti e accessori. Così le donne canturine impararono a realizzare il pizzo di Cantù, tramandandolo da una generazione all’altra, anche durante il Regime fascista.

Secondo la visione mussoliniana il tombolo era un’attività inutile per l’Italia e per gli Italiani. Per questo motivo, la scuola di Cantù, dove si insegnavano queste lavorazioni, avrebbe dovuto chiudere. Tuttavia, in vista di un’ispezione, le merlettaie prepararono tutta una serie di pizzi a tema fascista. Questo permise loro di continuare indisturbate la loro attività, affinché non si perdesse, a causa del salto generazionale.

Lavori al tombolo in Val Varaita

Un destino simile, ma in un’altra epoca, fu quello dei merletti della Val Varaita. Mentre a Cantù le suore lavoravano al tombolo, in Val Varaita quest’arte si diffuse grazie alla presenza delle mogli dei pastori protestanti, provenienti dalle Fiandre. Queste realizzavano merletti con grande maestria e insegnarono alle donne del posto la tecnica di lavorazione. Probabilmente ti starai chiedendo: 

Ma che cosa ci facevano delle famiglie belghe in Val Varaita?

Nel Quattrocento la parte superiore della Val Varaita con centro a Casteldelfino aderì alla Repubblica degli Escartons, insieme a:

  • Val Chisone con centro a Pragelato
  • Val Susa con centro a Ulzio
  • Briançonese con centro a Briançon
  • Queyras con centro a Château Queyras

Questi territori erano di religione valdese e dopo la Controriforma si convertirono al Protestantesimo, attraendo pastori protestanti con il loro nucleo familiare. Il culto venne professato fino al 1713, quando le cinque aree furono inglobate nel Regno Sabaudo e il Cattolicesimo sostituì la fede protestante. A farne le spese fu ben presto il tombolo: i sacerdoti cattolici lo guardavano con sospetto, associandolo alla religione precedente e, di conseguenza, a un’opera demoniaca

Per continuare la loro attività alla luce del sole, senza essere additate come streghe o masche, le merlettaie cambiarono i soggetti dei loro pizzi: crearono disegni religiosi come Madonne, presepi e angeli, per ornare tovaglie, centrini e altri paramenti liturgici. Così i religiosi riabilitarono il tombolo e le professioniste del merletto continuarono la loro attività, ritornando poi ai più tradizionali motivi floreali. 

Il lavoro al tombolo proseguì per tutto l’Ottocento fino alla Prima Guerra Mondiale, per decorare le cuffie degli abiti tipici valvaraitesi. Nel secondo dopoguerra la fine di questa moda determinò la scomparsa del merletto della Val Varaita.

Il progetto di Ombretta Audisio: il recupero dei merletti a tombolo della Val Varaita

Dal 1987 Ombretta dedica ogni momento del suo tempo libero ai lavori al tombolo. Con una sua amica, Adriana Anghilante, si impegna al massimo, in un progetto audace, ambizioso e, per certi versi, persino folle, soprattutto considerata la sua complessità. 
Si tratta di ricostruire i lavori al tombolo della Val Varaita, per salvarli dall’oblio a cui sono condannati.

Infatti, le merlettaie sono quasi tutte scomparse senza riuscire a trasmettere la loro arte alle generazioni future. Queste ultime sono proiettate verso una moda sempre più rapida, pronta al consumo immediato, nonché usa e getta. 

Ombretta Audisio all'opera con lavori al tombolo

Perciò, il tombolo ha il tempo contato e salvarlo è una missione impossibile. Ma non per Ombretta e Adriana. Armata di tanta santa pazienza e perseveranza, Ombretta si destreggia con grande maestria tra migliaia di fuselli, strumenti del suo lavoro. Il tutto a partire dai disegni tracciati a mano, in base a ciò che rimane degli antichi lavori al tombolo, (i più storici risalgono alla prima metà del Settecento), recuperati con l’aiuto della sua amica. 

La sfida più grande è legata al fatto che la maggior parte di essi è danneggiata. Perciò Ombretta, una volta realizzato il disegno con Adriana, si ritrova spesso a iniziare il lavoro al tombolo, senza riuscire più a proseguire. Il più delle volte, queste interruzioni forzate la costringono a ricominciare tutto da capo, a causa degli errori del tracciato, ereditati da merletti troppo usurati per ricostruirne con precisione la trama originale. 

Nonostante ciò, Ombretta non si dà mai per vinta e continua a provare. Dopo vari tentativi, riesce nel suo intento, impiegando anche dalle 2 alle 4 ore per realizzare 1 cm, a seconda della complessità degli intrecci di fili. 

Lavori al tombolo: dal recupero della tradizione all’insegnamento 

L’eccellenza e l’esperienza raggiunte permettono a Ombretta di diventare maestra merlettaia, nonché un punto di riferimento non solo a livello locale, ma anche d’oltralpe, per chiunque voglia apprendere questa tecnica. In particolare, Ombretta si specializza nella realizzazione e nell’insegnamento dei seguenti merletti:

  • di Cantù
  • della Val Varaita
  • del Queyras
  • didattici 
  • figurativi
  • floreali
  • russi
  • spagnoli
  • punto Rosalin
  • punto Ornato
  • punto Mimosa
  • punto Venezia
  • trine Milano
  • torchon

Il Museo del Tombolo nell’ex Convento dei Cappuccini di Busca

Oltre all’attività che svolge per conto proprio e come maestra, Ombretta ha trovato una collocazione per le sue opere nell’ex Convento dei Cappuccini di Busca. Nasce così nel 2018 il Museo del Tombolo, visitabile gratuitamente (un’offerta libera è ben accetta) ogni prima domenica del mese e su richiesta per visite di gruppi durante gli altri giorni della settimana, con la possibilità di assistere a una dimostrazione del lavoro al tombolo

Vedere Ombretta all’opera è un’esperienza unica nel suo genere, extraordinaria, così come ammirare le varie tipologie di merletti e gli strumenti del suo lavoro, i fuselli. Non c’è soggetto né oggetto che Ombretta non abbia realizzato con il tombolo: dagli animali alle piante, dal presepe all’albero di Natale, dai centrini agli accessori più disparati, come indumenti, gioielli e quadri.

L’esposizione conta oltre 1.000 modelli di merletti e più di 3.000 fuselli, tra cui un prezioso vestitino da battesimo, realizzato con 680 fuselli e i rispettivi 680 fili. Pensa che per questo indumento Ombretta ha impiegato oltre 2.000 ore di lavoro in 3 anni, più 1 per completare il disegno!

Per non farsi mancare nulla, Ombretta ha anche contribuito alla realizzazione dei merletti che adornano i costumi di alcuni figurati della Baìo di Sampeyre, in modo particolare quella di Calchesio. Per le cuffie dei bambini ha infatti realizzato dei merletti con crine di cavallo. Per l’abito dei Cavalìe di Calchesio, ha invece creato dei merletti in filo di lino a decorazione di colletti e i polsini.

Il futuro del tombolo

Se chiedi a Ombretta come vede il futuro del tombolo, i suoi occhi azzurri sorridono di speranza. Mentre sta formando le nuove leve di merlettaie, provenienti per lo più dalla Liguria e dalla Lombardia, guarda con curiosità e ammirazione la Valle D’Aosta

Qui le merlettaie si sono organizzate in cooperative, capaci di valorizzare, anche da un punto di vista economico, i loro torchons, ornando svariati oggetti di artigianato valdostano. Si tratta di un modo che permette a chi si cimenta ogni giorno con il tombolo di fare rete e dare visibilità alle proprie creazioni. Il tutto avvicinando il pubblico locale, e non solo, a un’arte tanto antica quanto a rischio di estinzione, anche a causa di una scarsa conoscenza della sua storia e bellezza

Conclusioni sui lavori al tombolo

A questo punto, non ci rimane che augurarci che anche in Piemonte il tombolo trovi la propria strada per raggiungere un numero sempre maggiore di persone. La speranza è che la sua tutela e promozione vadano di pari passo con la valorizzazione dei luoghi, i cui prodotti dell’artigianato, come i merletti, sono autentica e preziosa espressione.

Questo ce lo insegna Ombretta Audisio con la sua storia, dal paziente recupero dei merletti della Val Varaita al suo costante impegno quotidiano nel mettere in pratica, condividere e trasmettere un sapere artigiano più unico che raro.

Conoscevi la storia del tombolo e quella di Ombretta Audisio? Ti consiglio di visitare la prima domenica del mese il Museo del Tombolo nell’ex Convento dei Cappuccini di Busca. Potrai ammirare con i tuoi occhi il risultato dell’abilità manuale e della creatività di Betty, come viene chiamata dai suoi amici e dal marito.

A tal proposito, oltre ai lavori al tombolo di Ombretta, scoprirai anche alcune opere geniali del suo sposo, Mario Collino, in arte Prezzemolo, in uno spazio dedicato al riciclo creativo. Tutto questo nel Parco-Museo dell’Ingegno, sempre all’interno dell’ex Convento dei Cappuccini.

Infine, nella loro casa, lungo la strada di collegamento tra Busca e Dronero, Mario e Ombretta ospitano in diverse sale oggetti antichi della famiglia Audisio, come attrezzi da lavoro, vestiti, giochi e opere realizzate da Mario: dagli origami ai paperolles fino alle sue sculture in legno e in metallo. Ma questa è un’altra storia, a cui dedicare un nuovo articolo. Che ne dici? Al prossimo blog post!

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6 thoughts on “Lavori al tombolo: storia di un’arte antica e della maestra merlettaia Ombretta Audisio

    1. Cristina Bertolino says:

      Grazie mille del commento, Rita! Sono contenta che l’articolo ti sia piaciuto!

      Con la loro maestria, fatta di cura, precisione e pazienza, le suore dell’Ordine delle Umiliate hanno avuto un ruolo fondamentale nel tramandare l’arte del tombolo a Cantù.

      Grazie alle religiose, qui i lavori al tombolo rappresentano un’eccellenza a cui tutti/e coloro appassionati/e di merletto guardano come continua fonte di ispirazione.

  1. Grazie molte Cristina, Da tempo pensavo che qualcuno un giorno mettesse in risalto l’impegno e il cuore con cui Ombretta realizza i merletti. Da come hai scritto, anche Tu ci metti il cuore oltre che il tempo. Un invito a Visitare il Museo dei Merletti presso l’Associazione INGENIUM e ci si rende conto che hai colto nel segno, ciò che Ombretta desidera trasmettere al visitatore: La voglia di godere per la bellezza del lavoro svolto con le mani, in un mondo che ormai “digita, ma non crea”. Grazie per la sensibilità con cui hai scritto.

    1. Cristina Bertolino says:

      Grazie a te, Mario! È stata un’esperienza meravigliosamente arricchente conoscere Ombretta, la sua storia e l’arte del tombolo. Ne sono molto grata!

      Mi fa anche molto piacere che tra le righe emerga il cuore, al di là della ricerca delle parole più appropriate o di un certo stile di scrittura.

      Lunga vita ai creativi e alle creative che ci riempiono la vita di colori e di magia!

    1. Cristina Bertolino says:

      Merci, Rina! En fait, voir Ombretta travailler c’est une expérience unique et précieuse comme l’art du tombolo!

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