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La storia delle Terme di Valdieri e di Sant’Anna di Valdieri tra re, regine e gente comune

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Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento Sant’Anna di Valdieri e le Terme di Valdieri in Valle Gesso diventarono i luoghi estivi prediletti di teste coronate, aristocratici, politici, militari e personaggi del mondo dello spettacolo. Gli esponenti del jet-set internazionale col loro personale al seguito popolarono questo piccolo angolo di paradiso della montagna cuneese. Si trovarono nel cuore delle Alpi Marittime, che si estendono dal Colle di Tenda al Colle della Maddalena, alla ricerca di relax, divertimento, salute e benessere.

La montagna, infatti, iniziò a esercitare un fascino particolare sui sovrani sabaudi dalla fine del Settecento. In questo periodo le prime scalate, come ad esempio quelle sul Monte Bianco di De Saussure, resero l’ambiente montano più accessibile. Ciò contribuì al superamento della Corona delle Delitie e delle rotte di caccia torinesi, a favore di una dimensione cuneese. La cuneesità sabauda si espresse con le cacce ad alta quota nelle Alpi Marittime, come intorno alla Reggia di Garessio in Valcasotto e in Valle Gesso, e al contempo col termalismo valdierese.

Battitori impiegati nelle battute di caccia reali in Valle Gesso

Storia delle Terme di Valdieri

Il termalismo valdierese affonda le proprie radici nelle proprietà terapeutiche delle acque dei Bagni di Valdieri, note fin dal Medioevo alla dinastia sabauda. Esse furono oggetto di studio da parte di medici di Borgo San Dalmazzo, oltre a essere esaminate per volontà delle varie generazioni di sovrani sabaudi.

Solfuree solfato-cloruro-sodiche, a temperature di 50°-75°C (ipertermali): ecco le caratteristiche principali delle acque termali. Queste ultime si rivelarono, e sono tuttora, dei potenti antinfiammatori, mucolitici, fluidificanti, utili a rigenerare i tessuti e ad aumentare le difese immunitarie. Il tutto con effetti curativi sulle malattie reumatiche, respiratorie, ginecologiche e di orecchio, naso, gola.

Terme di Valdieri dal Medioevo al Settecento: dalle prime visite alle frequentazioni assidue

Tra i primi estimatori delle Terme di Valdieri ricordiamo:

  • nel 1474 la madama Violante di Savoia, cioè Jolanda di Valois, sorella di Luigi XI (re di Francia) e vedova del Duca Amedeo IX, divenuta Reggente in seguito ai problemi di salute del marito 
  • nel 1560 il duca Emanuele Filiberto di Savoia, detto Testa ‘d fer. Colui che nel 1559 dichiarò Cuneo (prima Villanova) Città, come gesto di riconoscenza per la fedeltà dei Cuneesi nella lotta contro i francesi

In seguito alla visita di questi insigni ospiti, nel 1588 il Comune di Valdieri costruì il primo stabilimento per i bagni. Le frequentazioni sabaude continuarono nei secoli successivi:

  • nel 1613 con Carlo Emanuele I
  • nel 1688 con la madama reale Giovanna Battista Savoia-Nemours, madre di Vittorio Amedeo II
  • nel 1749 e nel 1751, anche re Carlo Emanuele III diventò un assiduo frequentatore delle Terme di Valdieri per curare un’infezione agli occhi

Al fine di rendere il soggiorno regale il più confortevole possibile, tra il 1749 e il 1750 il colonnello Felice Antonio Devincenti costruì un complesso composto da sei edifici. Di questi, tre erano riservati ai servizi, tre ad alloggio e cure idroterapiche ad uso personale del sovrano, (Regio Baraccone), della sua famiglia e di alcuni membri della corte, qualora autorizzati. 

Tali costruzioni venne realizzate sulla sponda destra del torrente Gesso e soprannominate Baracconi. Furono realizzate in assi di legno, coperti da semplici spioventi, e collegate con un ponticello ligneo alla sponda opposta. Questa era destinata alla fruizione pubblica grazie a due edifici precari, che presero il nome di Antiche Terme, in quanto inglobavano fabbricati cinquecenteschi. Tutte le strutture si rivelarono inservibili, in seguito ai danni riportati dopo gli eventi bellici della fine del Settecento e a un incendio

Terme di Valdieri dall’Ottocento al secolo scorso: la villeggiatura estiva dei Savoia e della nobiltà europea

Data la situazione generale di degrado in cui versava l’area termale di Valdieri, si decise di avviare una ristrutturazione globale di tutto il complesso ad opera di Barabino nel 1817 e nel 1820, ricostruendo i precedenti baracconi in muratura. Dopodiché, il luogo ottenne un ritorno di immagine tale da essere rilevato da una Società anonima composta da banchieri e imprenditori torinesi. L’operazione avvenne con l’appoggio dell’allora Presidente del Consiglio, Camillo Benso Conte di Cavour:

La località di Valdieri è la più ricca di acque salutari che esistano nello Stato e forse anche in tutta Europa. Io per vero non so se esista altra località in cui si trovi riunita una sì gran varietà di acque efficacissime.

Terme Reali di Valdieri nel 1905

Il risultato dell’acquisizione, a cui poi subentrò anche il Re e la comunità di Valdieri, portò alla realizzazione di:

  1. un tronco di strada fino ai Bagni di Valdieri nel 1830
  2. quattro chalet di foggia svizzera nel 1847, di cui oggi ne rimangono due. Di questi uno era ad uso dell’amante del Re Vittorio Emanuele II, la Bela Rusin.
  3. Riserva Reale di Caccia nel 1855 con i diritti di caccia e di pesca su gran parte del territorio ceduti da parte dei comuni dell’alta valle al Re, che si occupava di mantenere i boschi puliti, tracciare i sentieri in alta quota e impiegare più di 150 persone come battitori durante le battute di caccia e guarda caccia.
  4. un albergo per l’accoglienza dei termalisti nel 1857 con il progressivo abbandono e demolizione dei baracconi.

Quest’ultimo si presentava molto più grande degli edifici allora esistenti a Cuneo. La capienza dei primi due piani era di 300 persone, a cui si aggiunse il terzo nel 1862 . Al posto della hall dell’attuale Hotel Royal, c’era un lungo porticato che voleva imitare i portici di Torino, ricreando una città mondana in miniatura, dove si tenevano due concerti giornalieri.

La presenza stagionale dei Savoia e della nobiltà europea, come i russi Romanov, sul territorio contribuì a dare lustro non solo alle Terme ma anche a Sant’Anna di Valdieri e all’intera Valle Gesso. Il territorio scoprì ben presto la sua vocazione turistica come prestigiosa metà d’élite, il posto più in dove andare in vacanza.

Sant’Anna di Valdieri

I principi di Napoli, la regina Elena, Vittorio Emanuele III e il re Umberto I a Sant’Anna di Valdieri

Poco più in basso, prima di arrivare alle terme, Sant’Anna di Valdieri conobbe un vero e proprio boom di presenze.

Io mi ricordo che quando dovevano arrivare i Reali a Sant’Anna, il primo che arrivava era il giardiniere, veniva da Torino, si chiamava Vaune, un uomo robusto che a fine febbraio veniva […] preparavano tutto il giardino, orto, facevano le aiuole e seminavano anche dei quadretti di verdure che preparavano d’estate con uno di Sant’Anna che si chiamava Andrea e accudiva le palazzine tutto l’anno […] E poi pian piano arrivavano i commessi che mettevano a posto le camere per il personale e alloggiavano gli altri [lo staff che non poteva essere collocato in uno dei fabbricati] in paese. […] Prendevano tutti quelli che avevano delle camere libere, le ammobiliavano loro. […] C’era tanta di quella gente…

La qualità della vita degli abitanti migliorò in modo significativo, con il rilancio dell’economia locale, l’aumento dell’occupazione, l’introduzione di infrastrutture, servizi e innovazioni tecnologiche, già riscontrabile in alcuni edifici.

La Chiesa di Sant’Anna di Valdieri

Tra i luoghi interessati dall’intervento sabaudo vi fu il restauro della chiesa di Sant’Anna di Valdieri, che ha di per sé una storia davvero unica. Prima di essere una chiesa, fu una cappella, la cui posizione era all’inizio del paese. Fu travolta dall’alluvione del 1810, durante la quale il fiume Gesso esondò, distruggendola. Unico oggetto superstite fu la statua di Sant’Anna che arrivò fino Bombonina intatta, dove è ancora conservata.

In seguito a questo evento, nell’Ottocento i Savoia fecero ricostruire la cappella diventata poi chiesa parrocchiale, al cui interno sono presenti due medaglioni che ritraggono due beati di Casa Savoia, dediti a opere di carità.

  1. Bonifacio, figlio del Conte Tommaso I di Savoia, destinato alla vita ecclesiastica e divenuto poi arcivescovo di Canterbury.
  2. Amedeo IX, cognato di Luigi XV e marito di Jolanda, che dopo aver lasciato la vita politica per problemi di salute, entrò nell’ordine francescano.

Nella chiesa la regina Elena portò l’elettricità con l’adozione delle lampade elettriche, oltre a introdurre molti nuovi arredi, in particolare quelli in tribuna e in sacrestia oltre il restauro di quanto si era deteriorato.

La Casa Poste e Telegrafi

Il re Vittorio Emanuele III introdusse nel paese il telegrafo, prima come proprio strumento di comunicazione (sia di messaggi espliciti che criptati) in una stanza sotto la sua camera da letto in una delle palazzine reali. Dopodiché estese l’uso anche alla popolazione con la Casa Poste e Telegrafi, indispensabile soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il Monumento dedicato a re Umberto I

In memoria di re Umberto I, vittima di un attentato monarchico, la popolazione eresse un monumento. Inoltre, simulò un funerale con tanto di bara (senza salma) per esprimere, malgrado la distanza geografica, la propria vicinanza alla Casa Savoia.

Le palazzine reali a Sant’Anna di Valdieri

Al di là del fiume Gesso e superato un ponte levatoio poi smantellato, si trovano ancora oggi le tre palazzine reali, divenute luoghi di residenza dei Savoia nel periodo post Unità d’Italia, dopo il loro trasferimento dalle Terme di Valdieri a Sant’Anna.

Qui i membri di Casa Savoia soggiornavano, ospitando anche la popolazione locale in occasione della proiezione di film. Queste oggi sono private e non accessibili. Insieme ai terreni, pare che le residenze furono il risultato di acquisti per i quali i Savoia attinsero al proprio patrimonio personale e non a quello di Stato. Il tutto partecipando a gare di appalto, e non sempre vincendole, come comuni cittadini.

Le bellezze naturalistiche di Sant’Anna di Valdieri e della Valle Gesso invitavano i Savoia alle uscite in paese e alle scampagnate. Così agli abitanti del luogo capitava spesso di imbattersi nel re e nella regina.

I Savoia in Valle Gesso: le testimonianze dei valligiani

Re Umberto I sul cavallo bianco a Sant’Anna di Valdieri

In base alle testimonianze raccolte, emerge una differenza significativa tra il comportamento di re Vittorio Emanuele III e quello della regina Elena nei confronti dei Sant’Annesi. Ciò rispecchia bene le differenze caratteriali dei due, che permisero alla coppia di completarsi a vicenda in un matrimonio, che si rivelò ben riuscito.

Il re si dimostrava un po’ diffidente, rigido, distaccato, con un fare militaresco che si addiceva al soprannome che gli veniva attribuito: il re soldato, di sicuro più lusinghiero del re cit, (il re piccolo) data la sua statura. 

Il re, lui, passava tutte le mattine dalle 5.00 alle 5.00 e mezza con la macchina scoperta per andare a pescare e dove vedeva delle persone sapeva che lo salutavano, lui si toglieva già il cappello, sempre così, salutava così. 

Al contrario, la regina si rivelava molto cordiale e più espansiva con la gente del posto:

Era molto alla mano, […] parlava con tutti e veniva in paese e chiedeva, anche perché lei conosceva quasi tutti, come avevano passato l’inverno, se avevano bisogno di qualcosa e alle ragazze che si sposavano, le dava il corredo, alle mamme che aspettavano un bimbo anche.

La regina Elena di Montenegro in azione

La Valle Gesso diventò anche uno dei luoghi in cui la sovrana si prodigava ad aiutare con discrezione o nell’anonimato le persone meno abbienti. Ciò avveniva anche durante i suoi passatempi preferiti, condivisi col marito: le passeggiate, la fotografia e la pesca (in sostituzione della caccia).

Tutti gli anni regalava un cappotto, il vestiario per le famiglie più bisognose e poi si dice che a fine stagione, prima di andar via, regalasse la moneta d’oro che quella moneta voleva dire passare l’inverno.

La regina Elena col re Vittorio Emanuele III e la figlia Giovanna donano una mucca a ogni capofamiglia a Trinità di Entracque

Oltre all’abbigliamento, che spesso era lei stessa a confezionare, i testimoni ricordavano anche di donazioni di capi di bestiame, come una vacca a ogni famiglia di Sant’Anna, e di pasti:

E poi [la regina Elena] dava la minestra a tutti, a tutti quelli del paese e anche a quelli del circondario: da Desertetto, San Lorenzo […]. Lo chiamavano la tola d’la Regina: era un recipiente lucido come l’argento […]. Venivano tutti i giorni, anche noi si andava a prendere il pane e la minestra. Il giovedì davano pane e formaggio e la domenica pane e carne.

Le tante iniziative caritatevoli spesso avevano come destinatari i bambini, nei confronti dei quali era sempre molto amorevole e materna: 

La regina ha inaugurato l’asilo infantile […] il locale per le scuole che adesso sarebbe quel ristorante che si chiama Balma Meris […] e si vede perché c’è scritto W la Regina scritto grande.

Nutrendo un forte interesse per la medicina e la ricerca scientifica, la regina Elena si dedicò in prima persona ai malati, anche come infermiera. Aprì un ambulatorio a Sant’Anna di Valdieri e trasferì i casi più gravi, accertati dal medico di corte, a Villa Helios, a Sanremo. Per sua volontà le degenze di mesi, e perfino di anni, furono a carico della corona

L’intervento della regina fu provvidenziale persino quando un bimbo di 5 o 6 anni fu morso da una vipera. Elena di Montenegro, impegnata a pescare, assistette alla scena e ordinò che venisse trasferito subito con la macchina, sulla quale lei stessa viaggiava, all’ospedale di Cuneo.

Inoltre, la regina sventò persino un tentativo di suicidio da parte di un Sant’Annese. Capendo le difficoltà dell’uomo, lei stessa gli diede poi un impiego come Guardia Caccia.

Quest’ultimo come un altro episodio furono ritratti anche su La Domenica del Corriere:

Il contadino […] che si era rotto una gamba, lei è arrivata con la sua macchina, è scesa, è andata a fasciargli le gambe che aveva tutti gli ossi rotti, poi con la sua macchina l’ha mandato all’ospedale e lei si è fatta 2 e più km a piedi da laggiù a venire in qua.

Festa della regina Elena a Sant’Anna di Valdieri

Negli anni Novanta venne anche costruito il monumento dedicato alla regina Elena, collocato nella pineta sulla sponda opposta rispetto alle palazzine reali.

Negli anni Novanta, la Santannese Marta Bluotto, di cui ti parlerò meglio negli ultimi paragrafi, raccolse l’appello dell’Associazione Internazionale Regina Elena.

Supportata dalla sua famiglia, Marta divenne tra le promotrici della Festa di Sant’Elena il 18 agosto, onomastico della Santa, omonima della sovrana, o la domenica vicina a tale data. Nel secolo scorso questa ricorrenza era una giornata di mobilitazione per l’intera Valle Gesso che rendeva omaggio alla sua sovrana: 

Quel giorno lì c’era tutta la valle che le portava i fiori, tutti eh, chi in Sant’Anna, Valdieri, Entracque, Andonno, anche di Roaschia, tutti portavano dei mazzi di fiori, di montagna, di giardino, di prato […], si portavano prima del ponte, c’era la Guardia di pubblica sicurezza con un tavolino che riceveva questi fiori e dava, distribuiva delle monete […] In cambio, poi li invitavano alle palazzine che c’era la giostra per i bambini e anche noi gagnu siamo andati, c’era il ballo per chi voleva ballare. C’erano, non so, quelli che tiravano i saltimbanchi [marionette] così, c’erano tutte le distrazioni possibili e immaginabili alla vigilia, poi tutti dei tavolini pronti coi tramezzini, con ogni ben di Dio dentro […] e tutto il paese era libero di andare…

In poche parole, Sant’Anna di Valdieri si trasformava nel Paese dei Balocchi per i suoi abitanti e, più in generale, per i valligiani, grandi e piccini che fossero. La regina Elena, in primis, apprezzava il contatto con la popolazione. Infatti, una compaesana di Marta Bluotto, Anna “Pierina” Bravo, che da bambina raccoglieva i fiori per poi farne un mazzolino da consegnare alla Regina, ricordava:

[…] Era proprio lì lei di persona che prendeva i mazzolini e ci dava cioccolatini, caramelle e una moneta.

La regina Elena e, ancor prima, i suoi predecessori erano infatti sempre provvisti di dolci. Spesso acquistavano varie leccornie durante il viaggio verso la Valle Gesso, facendo tappa da Pietro Bruno Confettiere Liquorista, oggi Caffè Bruno, fornitore ufficiale di Casa Savoia, come racconto nell’articolo dedicato ai locali storici di Cuneo.

L’epoca post-sabauda di Sant’Anna di Valdieri e delle Terme di Valdieri

Con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, i soggiorni a Sant’Anna di Valdieri e alle Terme Reali diventano sempre più brevi e meno frequenti, perché divennero luogo di presidio militare, rifugio di prigionieri ed esuli. Le terme, inoltre, vennero bombardate, per poi essere restaurate dopo il conflitto mondiale. Gli ultimi sovrani a trascorrere del tempo in Valle Gesso furono la regina Maria José del Belgio e re Umberto II, figlio della regina Elena e di Vittorio Emanuele III. Complice lo spopolamento della montagna (nell’Ottocento Sant’Anna di Valdieri contava 8.300-8.600 abitanti, nel 1911 450 e oggi 4 stabili), il territorio cadde ben presto nell’oblio, per poi trovare nuova vita (meno blasonata rispetto a quella dei secoli precedenti) nel Secondo Dopoguerra.

Dalla fine degli anni Settanta, le Terme Reali di Valdieri sono di proprietà della Famiglia Bonetto, che ancora oggi gestisce lo stabilimento termale, l’Hotel Royal e i due chalet. Si tratta della gestione più duratura nella storia delle terme. Nonostante sia condotta con grande passione e consapevolezza della rilevanza storica, naturalistica e salutistica del centro termale, gli ostacoli non mancano. Ti basti pensare che le Terme sono aperte da giugno fino a settembre (nel 2023 fino al 10 settembre). Dopodiché diventano inaccessibili a causa della chiusura della strada, ritenuta necessaria per il rischio valanghe. Tra le proposte per aggirare l’ostacolo, avanzate a fase alterne e mai andate in porto, rientra la realizzazione di un secondo impianto termale a valle, ipotizzato prima a Cuneo e poi nell’abitato di Valdieri.

La mia tesi sui Savoia nel Cuneese e il ricordo di Marta Bluotto

Nel 2010 quando dopo la laurea ho frequentato il Master in Promozione e Organizzazione turistico-culturale del territorio, ho svolto un lavoro di studio e di ricerca sul campo. Questo è sfociato nella tesi finale: Sulle tracce dei Savoia nel Cuneese alla scoperta dell’architettura sabauda tra storia, ricordi ed enogastronomia

L’elaborato era la naturale continuazione della mia tesi di laurea, scritta in inglese, sul sistema di residenze reali in Italia, Francia, Gran Bretagna e Svezia. Ciò mi ha portata a intervistare una delle poche testimoni, allora ancora in vita, dei tempi d’oro della Valle Gesso sabauda. A Sant’Anna di Valdieri Marta Bluotto mi ha aperto con grande entusiasmo e generosità le porte di casa sua. Al piano terreno dell’abitazione, adibito a tavernetta, Marta aveva allestito in modo accurato il suo museo personale, che mostrava alle persone interessate. La stanza era ricca di cimeli di vario genere, legati alla famiglia reale: foto, cartoline, giornali, lettere e documenti. Tra i visitatori, c’erano anche gli ultimi esponenti di Casa Savoia, come Maria Pia e Maria Gabriella. Infatti, le due principesse erano solite recarsi a Sant’Anna di Valdieri in estate e far visita a Marta.

Dal Museo della Regina Elena alla mostra permanente dei Savoia in Valle Gesso

Ricordo anche le parole di Marta:

Uno che ha fatto la mostra diversi anni nella stazione di Cuneo e poi era molto amico con mio fratello [il fratello di Marta è il bambino che la regina Elena salvò dal morso di una vipera, nonché l’ideatore nel 1996 del monumento della regina Elena, collocato nella pineta], allora glieli ha regalati a mio fratello e mio fratello li ha lasciati a me. Io ho detto: – Ma qualcosa ne devo fare -.

Così iniziò la lunga ricerca di una location che dopo svariati tentativi terminò poi con l’iniziativa di Marta, sostenuta dalla sua famiglia, di allestire il Museo della regina Elena a casa propria.

Oltre al privilegio di consultare il materiale esclusivo, ho intervistato Marta e non solo, da cui sono tratte le citazioni sopra riportate. Marta mi ha raccontato con grande trasporto e un po’ di malinconia storie extraordinarie. I protagonisti erano lei stessa, i valligiani, il re e la regina. Di Elena da Montenegro, Marta custodiva dei ricordi affettuosi, colmi di riconoscenza e gratitudine, come la maggior parte dei suoi compaesani. Infatti, la grande generosità, lo spirito di servizio e l’affabilità valsero alla sovrana l’appellativo di Regina della Carità. Inoltre, la regina, di cui è in corso il processo di beatificazione, nel 1937 venne insignita da Papa Pio XI della Rosa d’oro della cristianità. Si tratta della massima e rarissima onorificenza religiosa assegnata per merito a chi si mette a servizio del prossimo, soprattutto dei più deboli.

A distanza di una decina di anni da quell’incontro, ciò che sembrava una chimera è diventato poi realtà, realizzando il desiderio di Marta, scomparsa all’età di 94 anni nel 2016. Si tratta di una sala espositiva ufficiale, aperta al pubblico, dedicata ai Savoia in Valle Gesso.

Nell’attesa di nuovi sviluppi su questo territorio, non rimane che seguire l’esempio dei Savoia, che sapevano dove si stava bene, e rigenerarsi con le acque termali nel periodo di apertura delle Terme Reali. Inoltre, puoi fare tappa a Sant’Anna di Valdieri non solo per seguire le orme dei sovrani, ma anche per visitare l’Ecomuseo della Segale, oltre a immergerti nella natura incontaminata della Valle Gesso coi suoi sentieri escursionistici. Sei già statə nei luoghi che ti ho raccontato in questo articolo? Conoscevi la loro storia? Raccontami un po’ la tua esperienza: è sempre bello condividere memorie e aneddoti di questi luoghi così extraordinari!

Bibliografia

Le informazioni contenute in questo blog post si riferiscono alla mia tesi di master del 2010: Sulle tracce dei Savoia nel Cuneese alla scoperta dell’architettura sabauda tra storia, ricordi ed enogastronomia.

A queste si aggiungono le spiegazioni raccolte durante le due visite guidate, organizzate dal FAI Cuneo: Alta Valle Gesso: una valle “da Re” a Sant’Anna di Valdieri e alle Terme Reali, a loro volta tratte da: I Savoia in Valle Gesso. Diario dei soggiorni reali e cronistoria del distretto delle Alpi Marittime dal 1855 al 1955 di Walter Cesana del 2017. Un ringraziamento particolare a Marta Bluotto, memoria storica della Valle Gesso sabauda, e alla sua famiglia, in particolare alle figlie Liliana e Giacomina.

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